Unione Calcio Potenza 1995-96 · Mondiale di calcio del 1982 a Madrid. Il 16 ottobre 1981, in un discorso da lui pronunciato alla FAO nella prima Giornata mondiale dell’alimentazione, affermò: «Ricchi e poveri siamo tutti legati allo stesso destino. Dopo la sua visita in Irpinia, il 26 novembre, pochi giorni dopo la tragedia denunciò pubblicamente l’impotenza e l’inefficienza dello Stato nei soccorsi in un famoso discorso televisivo a reti unificate, in cui sottolineò la scarsità di provvedimenti legislativi in materia di protezione del territorio e di intervento in caso di calamità e denunciò quei settori dello Stato che avrebbero speculato sulle disgrazie come nel caso del terremoto del Belice. Lo stemma con cui il club viene identificato, pur non venendo mai utilizzato nei documenti o sulle divise ufficiali, è un ovale a strisce nerazzurre, dominato al centro dal biscione visconteo in oro. Dopo ulteriori sedici anni di digiuno dalla maglia azzurra in competizioni ufficiali, complice un periodo particolarmente difficile per le sorti del club romano come quello vissuto negli anni ottanta, la Lazio diede alla nazionale tre elementi, ovvero Pierluigi Casiraghi, Luca Marchegiani e Giuseppe Signori, chiamati a far parte della spedizione azzurra al campionato del mondo 1994, persi in finale contro il Brasile ai tiri di rigore.
Le immagini della sua esultanza allo Stadio Santiago Bernabéu di Madrid per la vittoria ai Campionati del mondo di Calcio del 1982 (dopo il terzo gol disse «non ci prendono più» vicino a un impassibile re Juan Carlos) sono entrate nella memoria collettiva degli italiani assieme all’esclamazione del telecronista RAI Nando Martellini: «Campioni del mondo! Stava operando per la pace nel suo Paese e fra Israele e il Mondo Arabo. Negli spareggi l’Islanda batte Israele per 4-1 in semifinale con tripletta di Albert Guðmundsson, ma poi in finale, pur trovandosi in vantaggio alla fine del primo tempo, perde per 1-2 contro l’Ucraina, rimanendo fuori dalla fase finale dell’europeo. Durante e dopo il periodo presidenziale non rinnovò la tessera del Partito Socialista, al fine di presentarsi al di sopra delle parti, pur senza rinnegare il suo essere socialista; del resto, anche durante il mandato aveva difeso la bandiera del socialismo italiano, intervenendo con un commento autorizzato nella cosiddetta «lite delle comari» del governo Spadolini. Pertini in seguito si rimise completamente, al punto che il 2 luglio dello stesso anno, in qualità di senatore più anziano in carica, si trovò a presiedere l’Aula di Palazzo Madama in occasione dell’elezione del presidente del Senato a inizio della X legislatura, che vide eletto Giovanni Spadolini.
In seguito al terremoto in Irpinia del 23 novembre 1980, nell’invocare una repentina risposta dei soccorsi all’immane tragedia dei terremotati, lanciò l’appello «Fate presto», frase apparsa il giorno seguente a nove colonne sul quotidiano Il Mattino di Napoli. Io ho protestato e protesto in nome dei diritti civili e umani e in difesa della memoria di inermi creature vittime di morte orrenda». Alle deportazione nazifasciste si aggiunsero le vittime dei bombardamenti americani. Tale scelta non fu contestata (forse per la qualità dei senatori a vita nominati o per la popolarità di cui Pertini godeva) e il suo successore Cossiga seguì la stessa interpretazione. 59 della Costituzione non intenderebbe limitare a cinque il numero di senatori a vita che possono sedere in Parlamento, ma permettere a ogni presidente della Repubblica di nominarne fino a cinque. Il pilota mi ha narrato che nelle selve americane se ne trovano in gran numero e di quelli mostruosi. Prima della sua elezione nel 1978, Pertini dichiarò di aver evitato nelle precedenti votazioni per il Quirinale la candidatura al Colle («Non mi sarei proprio sentito a mio agio, lì al Quirinale! Infatti ogni volta che qualcuno tentava di farmi eleggere, io appoggiavo un altro candidato»). Il giornalista Indro Montanelli, in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 27 ottobre 1963, scrisse: «Non è necessario essere socialisti per amare e stimare Pertini.
Merita infine di essere delineato sommariamente il quadro culturale di Livorno negli anni compresi tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi due decenni del Novecento. Il popolo siciliano è un popolo forte, popolo che ben conosco, perché negli anni passati, quando ero propagandista del mio partito, ho girato in lungo e in largo la Sicilia. Dal 2007 sono state utilizzate per lo più divise a tinta unita, calcio2025 maglie mentre negli ultimi anni si è verificato un aumento degli accostamenti con il rosso. Decisive e da ricordare sono le vittorie con il Napoli e la Reggina (questa ottenuta al 92′ con un tiro di Italiano dal limite dell’area) a cavallo tra l’ultima giornata del girone di andata e la prima di quello di ritorno. La salma fu cremata al cimitero di Prima Porta e le ceneri tumulate nella tomba di famiglia, presso il camposanto del suo paese natale, Stella San Giovanni.